Bituminosi o tradizionali - Rossato

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BITUMOSI O "TRADIZIONALI"

I predecessori: Catrami, Cartoni e Bitumi   

È dai primi decenni di questo secolo, ovvero da quando sia nell'edilizia civile che in quella industriale il modo di realizzare le "coperture" degli edifici, si consolida verso la realizzazione non più dei classici "tetti a falda", ma delle "terrazze piane", che la figura del catrame, fece capolino. Il catrame, un materiale che si reperiva con facilità (sottoprodotto dalla distillazione del legno e del carbon fossile), presentava però una debolissima resistenza meccanica. Venne allora realizzato "in composito" con altri materiali maggiormente resistenti alle sollecitazioni meccaniche: strati di Juta, Cartonfeltro, lana di vetro e roccia etc.. Questa lavorazione prevedeva il riscaldamento del catrame fino alla sua ebollizione e la successiva immersione dello strato scelto. Dopodiché si srotolava il rotolo precedentemente immerso e lo si "schiacciava" fra due rulli per poi essere cosparso di sabbia ed arrotolato. A questo punto si alternavano strati di cartonfeltri catramati a spalmature di catrame, lavorazione dalla quale scaturirono impermeabilizzazione di durata discreta. Uno degli aspetti negativi di questo tipo di impermeabilizzazione, era però dovuto alla scarsa stabilità del catrame alle escursioni termiche.

Si volse l'attenzione, allora, verso il bitume, materiale che si reperiva in grandi quantità grazie all'uso sempre maggiore del petrolio (dato che il bitume è un residuo della sua distillazione). Neo enorme, anche per il bitume, era il suo comportamento alle alte e basse temperature, ma si scoprì che grazie ad una successiva lavorazione denominata ossidazione, si otteneva il bitume ossidato, materiale che, fuso, spalmato sul supporto, e alternato a fogli di "carta prebitumata" succedette con onore alle impermeabilizzazioni precedentemente realizzate col catrame.

Verso il 1965 fecero la loro comparsa sul mercato le membrane bituminose armate a base di bitume polimero, ovvero una membrana costituita da un'armatura (inizialmente in velo vetro e poi in fibra di poliestere), racchiusa al centro di una massa bituminosa polimerizzata o con il polipropilene atattico (APP) o con lo Stirolo Butadiene Stirolo (SBS), che ne conferiscono ottime caratteristiche di elasticità anche a bassissime temperature. Grazie a queste nuove membrane, denominate non proprio correttamente guaine, il mercato delle impermeabilizzazioni, andò velocemente ad abbandonare i precedente sistemi conosciuti, peraltro anche estremamente "scomodi" per la loro non facilissima realizzazione, dirigendosi sempre maggiormente verso l'uso delle membrane bituminose.

Abbiamo, con l'uso delle suddette membrane bituminose , il vantaggio di una grande flessibilità d'uso, di una affidabilità comprovata nel tempo e una posa in Opera abbastanza semplice. Le caratteristiche principali di una buona membrana, sono date dallo spessore, dal tipo di armatura presente, dal grado di flessibilità a freddo e dal tipo di mescola (polimero) usato.

A questo punto abbiamo due "famiglie": le membrane bitume polimero plastomero, e quelle bitume polimero elastomero, le quali possono essere antiradice, ardesiate, barriere al vapore, membrane autoprotette, strati di scorrimento, insomma un tipo di membrana bituminosa studiata e realizzata appositamente per risolvere in maniera duratura qualunque problema che si riscontra in ogni tipo di impermeabilizzazione.
                                     
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